Dal riscaldamento prima della danza alle domande esistenziali

Ciao! In questo secondo appuntamento con il mio blog Belly Dance Dojo aggiungo ulteriori riflessioni sul tema del riscaldamento per la danza del ventre.

Voglio spingermi fino a toccare un altro argomento con alcune domande un po’ provocatorie che potrebbero far scuotere il capo a qualche danzatrice dalle posizioni molto nette (o magari di maggiore esperienza).

Lo spunto viene da questo secondo video, che come ho già spiegato fa parte del dvd che ho registrato per omaggiare le mie primissime allieve della fiducia e del piacere di stare insieme.

Ecco la seconda parte del mio warm-up

Qui si lavora di più su braccia, busto, bacino e parte inferiore del corpo (gambe e piedi), terminando con un paio di esercizi per stirare le mezze punte e allenare l’equilibrio, attivando al contempo glutei e addominali.

Routine VS Varietà

Un criterio importante su cui non avevo mai riflettuto (grazie Jamila!) e che ora condivido, riguarda il fatto che il riscaldamento non dovrebbe coinvolgere troppo il “cervello”, ovvero la parte intellettiva della nostra mente, per cercare di stare dietro a esercizi complicati oppure ogni volta diversi.

Lo sforzo mentale di comprensione dovrebbe riguardare di più la fase di sviluppo tecnico o coreografico, e in effetti così è, e proprio perché si tratta di un momento intenso anche dal punto di vista mentale andrebbe concentrato nella parte centrale della lezione.

Al contrario, il riscaldamento dovrebbe essere mentalmente poco impegnativo (non intendo fisicamente!), e andrebbe quindi concepito come una sequenza di esercizi via via sempre più familiari per le allieve, eseguibili senza grosse difficoltà di comprensione ma tenendo presente il reale obiettivo del riscaldamento, ovvero una buona preparazione del corpo. Logicamente questa confidenza si costruisce nel tempo, con la ripetizione, rafforzandosi lezione dopo lezione.

A questo punto se sei come me, ovvero una persona con un estremo bisogno di varietà (chi conosce A. Robbins sa bene di cosa parlo!), sai che dietro l’angolo è sempre in agguato il rischio noia e monotonia: svolgere sempre gli stessi esercizi, magari nello stesso ordine e senza alcun minimo cambiamento, non potrebbe risultare un po’ pesantino?? Alla grande, almeno per me! Ferma restando la loro importanza e utilità…

Credo quindi che la sfida per costruire un buon riscaldamento sia la ricerca di un equilibrio tra una parte fissa da mantenere costante per un buon lavoro corporeo e l’inserimento di varianti (senza esagerare per non complicare la lezione), magari tenendo conto dell’argomento scelto per la lezione o di elementi da potenziare considerato il gruppo di allieve, es. una volta rafforziamo gli addominali e una volta lavoriamo di più le braccia…

Ovviamente una danzatrice professionista non dovrebbe più di tanto farsi smontare dalla questione “noia”. Avendo uno scopo superiore anche i parametri di valutazione dovrebbero essere diversi…  Però esiste e ne tengo conto anche per il mio lavoro senza per questo farmi sopraffare.

Sto ancora studiando e compiendo prove ed esperimenti su di me (non si finisce mai!), per aggiornare il lavoro fatto finora con una sequenza utile e piacevole allo stesso tempo da utilizzare da settembre in avanti nei nuovi corsi.

Una scoperta piacevole: mentre fai riscaldamento stai già danzando!

E veniamo al secondo spunto di riflessione. Relativamente a questo secondo video, ho ricevuto una piccola sorpresa che mi ha dato una certa soddisfazione e che riguarda alcuni dei movimenti che ho utilizzato.

Quando ho strutturato il breve percorso didattico svolto questa primavera, ho selezionato alcuni tra i movimenti base più semplici e caratteristici della danza orientale da insegnare alle ragazze. Fin qui tutto normale.

Al fine di poterli spiegare e far capire nel modo migliore possibile, li ho scomposti in unità più piccole e trasformati in esercizi specifici tanto semplici quanto fondamentali per lo sviluppo corretto della tecnica. Inizialmente li ho isolati dal resto della lezione, per poi arrivare a inserirli direttamente nel riscaldamento.

E infatti eccoli nel video Warm-up 2. Metodo empirico ma efficace per gli scopi pratici del mio corso.

La conferma della correttezza metodologica di questa impostazione mi è arrivata durante il percorso di formazione per insegnanti che ho svolto quest’estate al circolo Zagharid di Milano.

Infatti ho potuto riscontrare questi stessi esercizi all’interno del vocabolario di base predisposto dalla scuola da utilizzare come riferimento per la composizione dei movimenti veri e propri della danza orientale.

Un elenco di movimenti basilari del corpo (detti movimenti semplici), appoggi del piede, spostamenti di peso, posizioni delle braccia, ecc. realizzato con l’intento di codificare e sistematizzare il vasto materiale della tradizione, individuare l’origine fisica e anatomica dei movimenti, facilitarne l’apprendimento (e quindi l’insegnamento) e migliorarne l’esecuzione.

Ecco alcune unità elementari necessarie per i movimenti base della danza orientale:

– Scivolamento laterale del busto (per cerchi, accenti e ondulazioni di busto, passo baladi)
– Scivolamento laterale del bacino (per cerchi di bacino, otto orizzontali)
– Twist di bacino (per otto orizzontali, passo egiziano, passo twist)
– Scivolamento delle anche verso il basso (otto verticali, pendolo, dondolio anche)
– Piegamenti delle ginocchia con cambio di peso (pendoli, camminate)

Queste sono solo alcune idee utili per un percorso di avvicinamento alla danza orientale, partendo dal presupposto (direi banale!) che non esiste un metodo univoco per appropriarsi dei movimenti e dei passi caratteristici di quest’arte.

Ormai tutte sappiamo che quasi ogni movimento può essere realizzato in maniera articolare (ovvero sfruttando le articolazioni del corpo, ginocchia in primis) oppure muscolare, attivando e sfruttando specifici muscoli del corpo, tanto per citare un esempio di possibili metodi alternativi.

Credo stia a noi danzatrici e insegnanti scegliere la tecnica più appropriata o più congeniale per noi, senza escludere nulla a priori e possibilmente andando oltre una generica quanto vaga preferenza basata sul semplice gusto personale.

Ritengo che si debba essere disposte a crescere ed ampliare le proprie esperienze, in modo da essere in grado di motivare prima di tutto a se stesse una determinata scelta piuttosto che un’altra con idee precise e ben articolate.

Per facilitare questo lavoro di scavo interiore, possiamo provare con alcune domande.

Cosa vogliamo realizzare con la nostra danza (divertire noi e/o gli altri, esprimerci, sentirci in forma, innovare, esplorare la tradizione)?

Che qualità vogliamo dare al movimento (ampio, contenuto, rotondo, preciso, morbido, spigoloso)?

Che energia vogliamo esprimere (apertura, riserbo, allegria, aggressività, tristezza, sfida)?

Alla prossima!
Anna

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