Meglio improvvisazione o coreografia?

Ecco la diatriba che infiamma gli animi e accende le polemiche tra le ballerine e insegnanti di danza del ventre (più tradizionale o moderna). In senso positivo intendo 🙂

Le opinioni sono sempre molto varie e discordanti, in effetti l’argomento è appassionante e tocca tanti aspetti, compresa la considerazione che ciascuna ha di se stessa come danzatrice.

Coreografia-o-improvvisazione-nella-danza-orientalePer onestà ammetto di essere entrata anche io con molto fervore in una di queste discussioni, perché l’argomento mi piglia assai. Personalmente mi ritrovo molto nella citazione qui a fianco, anzi sono proprio la dimostrazione vivente dell’equazione “improvvisazione=me la faccio sotto” 😮

In ogni caso, quando sono intervenuta nella discussione ho cercato di proporre un punto di vista meno intuitivo e scontato, portando l’attenzione su alcuni preconcetti che alla prova dei fatti non sono poi così reali. Ma andiamo per gradi.

Eccoti una sintesi di alcuni dei pareri più diffusi che ho raccolto:

“Ci sono persone che si trovano più a loro agio nell’improvvisazione e sentono la coreografia come un’imposizione, per cui tendono a farla schematicamente e in modo meccanico, senza cuore né sentimento”

“L’improvvisazione fa sentire libere, spontanee e del tutto naturali, trasmettendo queste cose anche al pubblico”

“La danza orientale nasce da contesti completamente opposti ai nostri occidentali, così schematici, quindi non ha nulla a che vedere con le coreografie e le cose schematiche/preimpostate”

“Entrambe le metodologie sono corrette e contengono spunti e possibilità enormi. Tutto sta nella comunicazione che è necessaria in ogni forma d’arte”

“L’improvvisazione apre scenari ed emozioni sempre nuovi. È un’opera aperta sia per pubblico che per danzatrice”

“La coreografia ha dalla sua uno studio maggiore di certe combinazioni e figure magari anche più d’effetto che l’immediatezza dell’improvvisazione non ha”

“È necessario creare punti fermi scenografici coreografati, inserendo spazi per fare un’improvvisazione”

“Dipende dal contesto in cui stiamo lavorando, per esempio il cabaret arabo è basato sull’improvvisazione, invece in teatro è più appropriato usare le coreografie”

Con alcune di queste idee mi trovo effettivamente molto d’accordo. Anzi, le condivido in pieno.

Vorrei però sfatare alcuni miti!

Sfatiamo subito l’equazione improvvisazione=magia. Per la mia esperienza nella danza come nella musica, le parole “interpretazione” e “magia” non sono necessariamente associate a improvvisazione e slegate da coreografia. Tutt’altro! Sarebbe come a dire che i ballerini classici che notoriamente eseguono una coreografia non interpretano e quindi non trasmettono magia (sì, certo, Bolle o la Zacharova non hanno magia… ehm…), oppure che una pianista classica come Martha Argerich non crea magia. In realtà, al di là delle preferenze personali, la certezza che venga qualcosa di bello o di veramente creativo quando si improvvisa non ce l’ha nessuno. Va da sé, è nella natura stessa della cosa.

Sfatiamo anche l’equazione improvvisazione=libertà espressiva. Tutti noi, che ci piaccia o meno, nei nostri comportamenti tendiamo a ripetere degli schemi preimpostati, degli automatismi ricorrenti che emergono in ogni momento, anche quando danziamo improvvisando. In fondo improvvisare significa reagire a uno stimolo (musicale), producendo un’azione o un comportamento. Noi ci illudiamo che stiamo facendo quello che ci viene “con la massima libertà”, in realtà il più delle volte rispondiamo allo stimolo seguendo una modalità standard che tendiamo a ripetere ogni volta. Occorre molto lavoro consapevole per riuscire a rompere questi schemi fissi e introdurre nuove modalità di reagire ed esprimerci.

– Anche sostenere che improvvisazione=emozioni e coreografia=freddezza è una valutazione molto superficiale e approssimativa. Quando si danza si ha a sempre che fare con l’espressività, con l’interpretazione, con la scelta di un mood piuttosto che un altro ecc., e questo vale per entrambe le modalità. Ovvio che poi ci sono fattori soggettivi (es. la sensibilità personale, l’intensità emotiva, la velocità di reazione), che variano da persona a persona.

Ognuna delle due modalità ti permette di sviluppare e approfondire aspetti distinti, tutti ugualmente importanti per una formazione artistica completa.

Con una coreografia lavori ad esempio:

  • Pulizia e tecnica di passi e movimenti
  • Capacità di memorizzazione
  • Uso consapevole dello spazio
  • Capacità di stare sul tempo
  • Conoscenza degli stili

 Con l’improvvisazione alleni di più:

  • Velocità di reazione e dinamicità personale
  • Capacità di sintonizzarsi col mood del momento
  • Sperimentazione e nuovi collegamenti tra movimenti
  • Comunicazione più diretta col pubblico
  • Capacità di giocare con la musica

Un principio base per orientarsi nella scelta

Ogni persona ha delle preferenze, delle “cose” che funzionano meglio e subito, e altre che richiedono tempo e impegno (e magari costano fatica e ci fanno anche un po’ penare). Quindi come si fa a scegliere? E’ molto semplice:

  1. Devi partecipare a una performance dove devi dare il meglio di te? Scegli la modalità che ti viene meglio, quella in cui ti senti più a tuo agio e sei sicura di fare bella figura.
  2. Vuoi crescere? Allora affronta i tuoi demoni e dedicati a ciò che ti mette più in difficoltà. Esci dalla tua zona di comfort, mettiti alla prova e vai contro la tua naturale tendenza.

PS. Ti lascio a un mio esperimento. E’ da poco che lavoro sull’impro e devo ancora fare tanta strada. Ma un giorno ho messo su una playlist particolarmente ispirante, ho accesso la videocamera e ho provato a lasciar andare per vedere cosa succedeva.

Questo è uno dei frammenti che ne ho tratto. Si vede che ho un sorriso un po’ volpino (massimo disagio!!), ma allo stesso tempo mi sono venuti anche alcuni passaggi abbastanza interessanti.

E non me l’aspettavo proprio, me ne sono accorta solo riguardandomi dopo. Questa è l’impro, d’altronde…

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