Come tenere a bada i rischi di una performance in una location alternativa

Ovvero, Fantozzi mi fa un baffo!

Esibirsi in un’occasione non esclusivamente dedicata alla danza magari assieme ad altri artisti, o in una location insolita per questo tipo di arte, può essere molto interessante e divertente, perché ti può dare la possibilità di emergere e ottenere una buona visibilità… soprattutto se sei l’unica danzatrice della serata.

Allo stesso tempo però, portare la danza in un luogo “alternativo” può essere molto rischioso, perché potresti da un lato trovare condizioni logistiche difficoltose, dall’altro incontrare organizzatori impreparati, senza la più pallida idea di quello che ti devono fornire per il buon funzionamento della tua performance. Oppure entrambi, come è molto probabile.

Pertanto, se ti dovesse capitare un’occasione del genere, stai molto attenta a quello che leggerai in questo articolo.

Con la scusa di raccontarti alcuni aneddoti “fantozziani” da me personalmente vissuti in occasione di alcune esibizioni, vorrei farti drizzare le antenne su alcuni elementi tecnici che devi verificare prima di dire di sì a una proposta di esibizione, proprio per evitare che tu commetta i miei stessi errori… rischiando di mandare a monte tutta la performance e intere settimane di lavoro!

Dilettanti allo sbaraglio…

Poco tempo fa ho partecipato a una specie di “raduno di artisti” a un circolo di Bologna, sicuramente pensato con le migliori intenzioni e anche interessante a livello di idea generale. Purtroppo però era organizzato in maniera così approssimativa che ho rischiato per ben due volte di rinunciare all’esibizione (e forse avrei dovuto farlo, se non altro per protesta rispetto al trattamento ricevuto).

Per fortuna mi ero preparata molto bene e questo mi ha permesso di mantenere i nervi saldi, senza farmi turbare più di tanto dai numerosi imprevisti della serata.

In ogni caso, parti sempre dal presupposto che la maggior parte degli organizzatori di eventi “alternativi”, soprattutto se di natura benefica o di volontariato, non ha la più pallida idea di cosa significhi creare le condizioni adatte per una performance di danza.

Queste persone sono certamente animate dalle migliori intenzioni, ma spesso peccano di ingenuità o trascurano aspetti fondamentali, al punto da mettere a repentaglio la buona riuscita dell’evento stesso.

Il fatto è che noi siamo danzatrici e il giorno dell’esibizione dovremmo concentrarci sulla danza e non occuparci delle questioni tecniche, dico bene? Proprio per questo, sta a noi cercare di prevedere i giorni prima, in maniera tale da limitare le sorprese e poterci dedicare completamente alla performance.

Quindi, per darti una mano, eccoti una scaletta degli elementi logistici essenziali che devi verificare in anticipo per riuscire a fare un’esibizione di danza del ventre come si deve.

Se questi elementi non sono disponibili… nel 90 % dei casi lascia stare tutto!!

5 domande fondamentali da fare allo staff organizzativo PRIMA dell’evento

1) C’è l’impianto audio per trasmettere la musica?
La sala dove ti esibirai è dotata di un impianto collegato a lettore cd o computer per trasmettere la musica? Non è così scontato, in molti posti non c’è nulla e se ti vuoi esibire ti tocca arrangiarti, magari portandoti un tuo impiantino.

A me è capitato in un paio di occasioni di uscire con lo stereo di una collega, e bella grazia, ma obiettivamente l’audio era improponibile e non si capiva nulla. Sappi che se la musica non si sente bene il pubblico se ne va, ed è una cosa spiacevolissima a vedersi mentre stai danzando.

Quindi: se ti vogliono come danzatrice alla loro serata, devi pretendere che ti mettano a disposizione un impianto audio adeguato alla sala.

2) Come devo portare i brani musicali?
Posto che le musiche le dovrai portare tu, chiedi se le vogliono su chiavetta, cd audio o mp3. Poi, tu non ti fidare e organizzati per portare la musica in tutti i formati possibili. Anzi, per sicurezza carica i tuoi brani anche sullo smartphone.

All’ultima mia esibizione doveva esserci un Mac collegato all’impianto… e quando sono arrivata al locale, ho scoperto che non c’era nulla. Stavo già pensando di tornare verso casa e lasciar stare tutto, quando cercando in giro è saltato fuori un vecchio lettore cd che poi abbiamo collegato al mixer. Per fortuna che ero stata previdente e mi ero portata anche il cd (oltre alla chiavetta come mi era stato detto di fare), se no non avrei proprio danzato.

Quindi: tu chiedi cosa vogliono, poi tu porta i brani in tutti i formati possibili perché non si sa mai.

3) Chi mi farà partire la musica?
Ascoltami bene: o danzi, o fai partire lo stereo. Non esiste una terza possibilità!

A questo proposito, ecco il dialogo REALMENTE AVVENUTO tra me e il presunto fonico alla mia famigerata ultima serata.
Fonico: “Oh, a che ora balli te?” (con tono e faccia scoglionati)
Anna: “Da scaletta sarei verso le 19”
F: “Beh allora la musica te la metti su te, che io devo andare via prima”
A: “Come scusa???”
F: “Oh, ma io ho la mamma di 91 anni a casa da sola, mica posso stare qua fino a quell’ora!” (per inciso, in quel momento erano le 18.20…)
A: “Ok, ma quindi io come faccio? Devo ballare, mica posso anche farmi partire la musica da sola”
F: “Ah, non lo so” (sottinteso: “sono tutti cavolacci tuoi”)

Panico. Come ne sono uscita? Ho parlato al volo con la conduttrice della serata proponendo un cambio di scaletta, ovvero anticipando la mia esibizione. Praticamente sono volata in camerino a cambiarmi e ho ballato 10 minuti dopo questo simpaticissimo dialogo. Così poi il fonico è potuto tornare a casa dalla mamma (con tutto il rispetto, eh… ma a me sta mossa è sembrata ASSURDA).

Quindi: chiedi se ci sarà un fonico/DJ (o simile) in grado di utilizzare l’impianto e farti partire i brani. Se non ti senti sicura, vai con qualcuno e prepara questa persona a darti una mano per ogni evenienza. Ma sappi che è molto rischioso!

4) Avrò un camerino per cambiarmi?
Furgone-camerino-esibizione-danzaEstate. Sagra di paese. Esibizione di danza del ventre, chiedo per il camerino e mi dicono che ci sarebbe stato un gazebo apposito vicino al palco.

Per sicurezza, la mattina stessa faccio un sopralluogo in zona palco e scopro che il gazebo sì c’è, ma è interamente ricoperto di nylon trasparente. Praticamente da fuori si vedeva tutto… NO WORDS!

Al che ho trovato un rimedio di fortuna, che è il furgone in foto (gentilmente prestato da mio padre 🙂 ).

Quindi: specifica bene che ti devi cambiare e che per questo motivo ti serve uno spazio riservato e protetto. Non sta scritto da nessuna parte che la nostra esibizione debba prevedere anche uno spogliarello in bella vista.

5) C’è il palco o comunque uno spazio dove poter danzare?
Vuoi la danzatrice ma non hai né il palco né uno spazio dove farla danzare: visto! Oppure inviti un gruppo di danzatrici e non hai pensato a dove posizionarle, se non per terra sul cemento: visto anche questo. O ancora, presentarsi nel locale con una certa scaletta e scoprire che sei circondata di colonne o tavoli che non ti consentono di muoverti in alcun modo!

Tanto per continuare con l’elenco delle sfighe alla mia ultima performance, lo spazio a mia disposizione era proprio piccolo, e lo sapevo, ma ero tranquilla perché avevo scelto una coreografia un po’ particolare (imparata a uno stage con Teresa Tomas), che sembrava fatta apposta per questa specifica dislocazione.

Piccolo problema: durante la serata c’era anche un gruppo musicale e come puoi vedere qui sotto, il palco era occupato dagli strumenti e nello spazio già minuscolo di suo dove avrei dovuto danzare erano state posizionate le aste microfoniche. Non so se hai presente come sono fatte da vicino, ma il treppiedi a terra occupa un sacco di spazio.

“Nessun problema, le aste le spostiamo noi prima della tua performance”, gli organizzatori. Guarda un po’ nella foto, cosa vedi in fondo? Forse anche complice il cambio improvviso di scaletta, fatto sta che si sono dimenticati e io mi sono trovata ad avere le aste che mi chiudevano il palco e zero spazio per muovermi a terra. Alla fine si sono scusati, però intanto io mi sono dovuta arrangiare alla meno peggio.

Nella foto sto danzando in questa mini corsia tra il pubblico, ma nella zona in fondo dove avrei dovuto fare le parti principali del mio pezzo, ero circondata di ostacoli a qualsiasi livello, tanto è vero che in molti si sono complimentati per come sono riuscita a districarmi.

Quindi: chiedi innanzi tutto come è fatto il posto, e se puoi fatti mandare una foto. Così se non altro puoi decidere cosa danzare (per dire, avrei mai potuto usare nel posto sopra?).

Vale quindi la pena esibirsi sempre e comunque?

Quella sera me la sono ovviamente cavata, anche perché una volta che sei in ballo balli, ovvero cerchi di tirare fuori il meglio e di trovare le soluzioni ai problemi.

Però lì per lì mi sono domandata: “Ha senso quello che sto facendo? Vale veramente la pena faticare tanto, allenarmi, studiare coreo costumi ecc…, per poi mandare a ramingo tutto a causa di un’organizzazione approssimativa? Forse sto facendo un torto a me stessa, all’impegno con cui mi sono preparata e anche al pubblico qui presente, che si meriterebbe di più di quello che gli sto/stiamo dando“.

Non so, diciamo che in quel momento mi sono sentita complice silenziosa di un modo di fare molto sbagliato, e mi cospargo il capo di cenere per tutte le volte che ho accettato silenziosamente di lavorare in condizioni penose senza reagire.

In fondo non è successo nulla di grave, potresti obiettarmi.

No, non è vero, invece è grave che ci sia questo atteggiamento di grande approssimazione e superficialità in alcuni ambienti che amano riempirsi la bocca di parole come “arte” e “cultura”, e poi in realtà fanno le cose talmente alla caxxo che di culturale non hanno proprio nulla.

Lo so che le occasioni per esibirsi sono sempre pochissime, che non è che puoi andare in disco e ballare la danza del ventre, e che è importante avere delle “scadenze” per dare un ritmo e degli obiettivi al nostro lavoro.

Però devi esigere le condizioni giuste. Devi metterti nell’ottica che senza queste condizioni non si danza (o devono trovarsi qualcun altro), perché la danza del ventre merita di essere accolta e valorizzata al meglio.

Non è facile dire di no, perché se ti invitano a una serata come danzatrice l’orgoglio personale si impenna e ti senti importante, ti senti quasi come una star. E poi è bello poter fare quello che si ama. Ma se devi danzare in un posto brutto, con condizioni al limite dell’assurdo, e per di più gratis… che vantaggi hai?

Impara (anzi impariamo) a dire di no!

Il finale è per voi, organizzatori di pseudo eventi!

Così en passant, un principio base: anche se organizzi un evento gratuito e lo fai a titolo di volontariato, hai lo stesso il dovere morale di curare al meglio gli aspetti pratici e logistici!

Ti dirò di più. Il volontariato culturale/artistico che tanto caldeggi non ha ragione di esistere, anzi dovrebbe proprio scomparire, se nei fatti si traduce nell’organizzazione di eventi scadenti, senza le condizioni minime basilari per valorizzare il lavoro degli artisti che hai invitato (e che magari non hai nemmeno pagato).

Fine.

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