La danza del ventre è facile o difficile?

Un quesito spinoso ma molto sentito!

La danza del ventre è facile o difficile? Questa è una domanda che ogni tanto mi viene posta da persone incuriosite da questa danza, e io stessa mi interrogo spesso sull’argomento.

Questo perché mi capita a volte di avere allieve magari non più giovanissime,  e quindi dubbiose sulla propria capacità di intraprendere questa avventura con buoni risultati.

Io stessa mi sono iscritta al mio primo corso di danza del ventre (quindi da allieva) quando avevo 35 anni… Praticamente io ho iniziato all’età in cui ballerini classici smettono di danzare!

Ovviamente alla base della questione c’è la convinzione che più una disciplina è difficile e impegnativa, più occorre essere giovani per poterla imparare!

Con questo articolo vorrei quindi fare luce sull’argomento, puntualizzando alcuni concetti essenziali che ti aiuteranno a formarti una tua idea.

Per rispondere a questa domanda occorre in realtà partire da un’altra domanda, che guiderà tutto il discorso.

Ovvero: Quali sono gli elementi di cui si costituisce una danza? E in particolare, di quali elementi è fatta la danza del ventre?

Le risposte a queste domande ci aiuteranno a capire meglio cosa è facile e cosa è difficile, e il rapporto tra età della ballerina e danza del ventre!

Personalmente credo possiamo individuare 3 elementi strutturali della danza del livello, ciascuno corrispondente a un livello di complessità e approfondimento. Vediamoli in dettaglio.

Primo elemento (o primo livello): passi e movimenti

Ovvero quello che è il vocabolario di base di questo linguaggio. A livello di passi e movimenti specifici della danza del ventre, possiamo dire che abbiamo a che fare con un elenco non infinito.

Per fare un paragone con le lingue, ci sono lingue il cui alfabeto è costituito da 40 e più lettere, e lingue con un alfabeto formato da circa 20 lettere. Se consideriamo i passi e i movimenti come l’alfabeto di base, possiamo quindi affermare che ci sono danze con un inventario molto ricco di passi e movimenti (penso alla danza classica), e altre con un alfabeto di base relativamente contenuto. E qui mi riferisco proprio alla danza orientale.

Quindi, tutto ciò che costituisce l’ossatura di base di questa danza non è a mio avviso particolarmente complesso, anzi è tendenzialmente accessibile a tutti.

Questo non vuol dire che non sia necessaria una preparazione fisica ed atletica adeguata, anzi più sei fisicamente allenata e in forma (quindi elastica, con gambe forti, una bella muscolatura, ecc.), più riesci a danzare in maniera efficace.

Però diciamo che qualsiasi persona a qualsiasi età purché IN BUONA SALUTE può imparare movimenti e passi perché non sono particolarmente complicati da eseguire.

Quindi, riassumendo, a mio parere e per mia esperienza il primo livello della danza orientale è sicuramente accessibile a tutte le persone.

Secondo livello: apprendimento degli stili

Il secondo livello è quello che riguarda il perfezionamento dei movimenti e l’apprendimento dei vari stili. Cosa vuol dire? Vuol dire che questa danza non è un semplice inventario di passi e movimenti caratteristici, diversi da quelli che sono i passi di un’altra danza.

In realtà la danza del ventre racchiude un intero universo fatto di musiche, suoni, strumenti musicali, ritmi e stili ben precisi (popolari, colti, folcloristici, moderni, eccetera), anche legati alla rispettiva provenienza geografica…

E qui cominciano le complessità 🙂

Nel senso che l‘apprendimento degli stili richiede impegno e tempo, perché comporta il fatto di entrare in una modalità espressiva e in un tipo di cultura che non è esattamente la nostra, un modo di esprimersi, di veicolare le emozioni che non è propriamente occidentale.

Il lavoro sugli stili richiede infatti la trasformazione dei passi e movimenti base in qualcosa di più complesso. Il più delle volte, infatti, ogni passo e movimento viene realizzato in maniera diversa a seconda dello stile.

Quindi richiede un lavoro di approfondimento che non si esaurisce in poco tempo, anzi ha sviluppi infiniti (salvo non ci sia un talento naturale estremamente accentuato, ma non è quello di cui stiamo parlando qui).

A mio avviso però, pur nella sua complessità, anche la finezza stilistica si può raggiungere a qualsiasi età. Sicuramente non c’è un vincolo anagrafico per imparare a danzare in questo modo.

Ci vuole però un atteggiamento ricco di pazienza, curiosità, desiderio di perfezionamento e voglia di mettersi in gioco, perché questo secondo livello di complessità a volte ti chiede di andare quasi a stravolgere quello che hai imparato nei primi anni di studio.

Certi movimenti, una volta che li vai a inserire all’interno di un determinato stile, non ti sembrano quasi più loro, e questo può essere destabilizzante!

E poi c’è un terzo livello: interpretazione personale

Il livello probabilmente più alto in assoluto, quello a cui poche persone effettivamente arrivano.

Qui si tratta di aggiungere, oltre allo stile e alla specifica modalità espressività di quello stile, anche la propria espressività personale.

Si tratta di trovare una propria voce personale, rimanendo però all’interno di una danza e di una cultura che sono codificate e quindi vanno rispettate (altrimenti facciamo una cosa diversa, altrimenti ci sono altri stili che sono nati della danza del ventre e che però hanno preso altre direzioni…).

In questo la danza orientale a mio avviso è particolarmente sfidante, perché già di suo ha una propria espressività che è davvero accentuata (es. mimica facciale, modi di muovere le mani, modi di muovere le spalle e di atteggiarsi, tipi di energie e “personaggi” legati a certi stili, ecc).

Il rischio che è quello di guardare video di insegnanti o danzatrici famose per trarre ispirazione, arrivando alla fine a copiare tutto da loro. Copiare le loro espressioni, la loro mimica, la loro personalità, tutto quanto…

Il problema è che si vede benissimo quando sei una copia, e che non è un qualcosa che ti viene da dentro. Il pubblico se ne accorge, capisce che non sei sincera… 

Per questo motivo, il lavoro sull’espressività personale richiede tantissimo lavoro. Tocca aspetti delicati quali la comunicazione, la sicurezza in se stessi, la trasmissione di specifici contenuti ed emozioni legati alla propria interiorità… il tutto utilizzando codici e stili della danza del ventre.

Ci vuole tempo e dedizione per arrivare a una sintesi tra conoscenza di un’altra cultura e conoscenza di se stessi, e forse non ci si arriva mai in fondo del tutto.

Questo è il regno dell’artista, un regno misterioso, complesso e sempre in evoluzione. Teoricamente alla portata di tutti, ma probabilmente non per tutti 🙂

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